In effetti si tratta di capacità massime, che hanno poco senso in operazioni nucleari reali: di solito a un bombardiere viene assegnato un obiettivo e basta, quindi una sola bomba è sufficiente.
Però il lanciatore comune a otto celle è un sistema standard, (chiamato CSRL) contenuto in stiva, che dispone di 8 celle (appunto), ognuna delle quali può imbarcare un'arma nucleare o una o più armi convenzionali.
Ad esempio, può imbarcare varie combinazioni di missili SRAM, bombe nucleari, missili ALCM, bombe convenzionali, cluster ecc...
E' un lanciatore multistandard, potremmo definirlo così.
La stiva del B-52 è predisposta per accoglierne uno, così come il B-2.
La stiva del B-52 è grande, ma non è stata progettata dall'inizio per il CSRL, per cui ne può imbarcare solo uno.
La stiva del B-2 è invece più piccola, e per questo anche il B-2 può imbarcare un solo CSRL.
Invece il B-1 è stato progettato sin dall'inizio per avere tre stive esattamente sagomate per accogliere ciascuna un CSRL.
Di fatto, la stiva posteriore non viene quasi mai usata e si preferisce utilizzarla per alloggiarvi un serbatoio extra, mentre le due stive centrali sono quelle normalmente adoperate.
Ora, nella logica della missione nucleare per cui i B-1 erano stati progettati inizialmente, occorre ricordare che gli americani hanno basato la loro filosofia di guerra strategica nucleare (da non confondere con quella tattica) su due concetti:
1) il concetto di triade, per cui ogni componente (ICBM, bombardieri, SSBN) dev'essere in grado DA SOLA di distruggere il nemico;
2) le armi strategiche vanno utilizzate solo DOPO che il nemico ha già sferrato il suo attacco e le sue testate nucleare hanno cominciato a colpire il territorio americano (questo per evitare lo scoppio di una guerra nucleare per errore).
Pertanto, era probabile che il primo attacco sovietico avrebbe distrutto la forza ICBM basata a terra, nonchè le basi dei bombardieri. Per cui la ritorsione andava affidata alle forze rimaste: i sottomarini SSBN e i bombardieri che erano in volo (gli USA tenevano sempre almeno due squadriglie di bombardieri costantemente in volo).
Sui sottomarini SSBN non si poteva contare al 100 %: le comunicazioni potevano essere interrotte, i missili SLBM non sono molto precisi, i sottomarini potevano trovarsi lontani dalle zone di lancio. Inoltre i missili SLBM non possono essere riprogrammati in mare in poco tempo, e dopo il lancio non possono essere fermati nè la loro rotta può essere modificata.
Invece i bombardieri potevano ricevere il comando di attacco, e poteva loro essere ordinato di colpire obiettivi diversi da quelli inizialmente pianificati, anche durante la missione.
Evenienza probabile, ove si consideri che un bombardiere diretto contro un obiettivo poteva essere intercettato e distrutto dai caccia nemici, per cui occorreva che un altro bombardiere provvedesse a distruggere anche quell'obiettivo, oltre al proprio.
E siccome di bombardieri in volo ce ne potevano essere al massimo una ventina, ecco che la capacità di trasportare un certo numero di ordigni nucleari (8-16) diventava fondamentale: con 8 bombe ciascuno si potevano colpire fino a 160 bersagli, abbastanza per una ritorsione distruttiva.
La missione del B-1, poi, prevedeva che una stiva fosse caricata con 8 bombe nucleari e l'altra con 8 missili SRAM.
I missili SRAM erano missili nucleari supersonici.
Il B-1 li avrebbe impiegati per "spazzare via" le difese antiaeree del nemico, in maniera da aprirsi la strada verso l'obiettivo o gli obiettivi, da colpire con le bombe.
Ecco spiegato il motivo della maggiore capacità nucleare del B-1.