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| Guest Message by DevFuse | |
Mitragliatrici alari - una scelta italiana Perchè no?
#1
Scritto il 10 marzo 2009 - 18:38
I vantaggi ci sarebbero stati:
- non ci sarebbe stato più bisogno di doverle sincronizzare con i giri dell'elica
- riduzione del disagio causato dalle vampate delle armi al pilota(specialmente in missioni notturne)
- riduzione della sezione frontale migliorando l'efficenza aerodinamica
- scissione del problema spazi nella parte forntale causato dall'evoluzione dei motori da quello dell'armamento
Il T.18 proseguì con questa filosofia ma già Macchi e Fiat l'abbandonarono preferendo montarle solo nel muso.
Solo sul Folgore, nel 1942, si corse ai ripari installando nelle ali le Safat da 7,7mm; nel C.205 si riusci alla fine ad infilarci una mitragliatrice sparante dal mozzo ma di quelle alari ancora niente. Perchè?
Io presumo questa scelta in una distrubuzione dei pesi o nella ricerca della velocità come obiettivo primario del caccia ma non ho ne i dati ne la conoscenza per confermarlo, quindi chiedo a voi.
Grazie a tutti
#2
Guest_galland
Scritto il 10 marzo 2009 - 19:18
Le due Breda alari da 7,7 mm vennero istallate sul 202 a partire dalla VI serie produttiva e non conferivano al velivolo particolare volume di fuoco, particolarmente contro i plurimotori da bombardamento. Venne anche sperimentata l'istallazione di due Mauser da 20mm in apposite gondole.
Tal genere d'istallazione fu standard sul Re.2001CN.
Il 205 aveva due Mauser alari da 20 mm (ma si iniziò istallando le solite due 7,7) oltre le due solite 12,7 sulla cappottatura motore. Il G.55 ed il Re.2005 avevano, invece, 3 Mauser da 20mm (due alari, uno sparante attraverso l'ogiva) restando le due 12,7 sulla cappottatura motore con una funzione si potrebbe dire sussidiaria, per la collimazione del bersaglio.
Il limite del'insuficiente armamento costituì certamente uno dei limiti - gravi - dei caccia italiani.
#3
Scritto il 11 marzo 2009 - 08:38
galland, su Mar 10 2009, 07:18 PM, ha detto:
Quindi la motivazione principale sta nella facilità di gestione dell'armamento da parte del pilota, giusto?
Le Safat erano molto soggette all'inceppamento?
Il paragone con i caccia avversari è desolante, immagino che non avessero di questi problemi. Prendendo ad esempio lo Spitfire nella prima versione, esso montava 8 mitragliatrici alari da 7,7mm.
Questo messaggio è stato modificato da Hicks: 11 marzo 2009 - 08:39
#4
Guest_galland
Scritto il 11 marzo 2009 - 10:58
#5
Scritto il 11 marzo 2009 - 13:21
Grazie Galland per le risposte
Questo messaggio è stato modificato da Hicks: 11 marzo 2009 - 13:22
#6
Guest_intruder
Scritto il 12 marzo 2009 - 11:25
Hicks, su Mar 11 2009, 01:21 PM, ha detto:
Grazie Galland per le risposte
OT on. Molti continuano a pensare che abbiamo perso la guerra per colpa di una congiura demogiudoplutomassonica, tradimenti di generali e ammiragli e altre baggianate del genere. La verità, invece, è molto più semplice, squallida e desolante. Siamo andati in guerra con le pezze al culo, magari pensando al bis della campagna di Spagna, dove, dopo tutto, non avevamo sfigurato. Ma un conto era vedersela con le Brigate Internazionali, i cui combattenti passavano più tempo a scannarsi fra trotzkisti, anarchici e cominternisti che a fare la guerra, un'altra vedersela con le Aviazioni (e gli Eserciti, e le Marine) di Paesi industrializzati ed efficienti. OT off.
Questo messaggio è stato modificato da intruder: 12 marzo 2009 - 11:26
#7
Scritto il 12 marzo 2009 - 13:18
intruder, su Mar 12 2009, 11:25 AM, ha detto:
d'accordo con te al 99% aggiungerei una parola al tuo commento... è quella in grassetto
#8
Scritto il 12 marzo 2009 - 16:03
intruder, su Mar 12 2009, 11:25 AM, ha detto:
Sono d'accordo con te: fu un enorme errore di valutazione ritenere che con la sconfitta della Francia e l'Inghilterra rimasta sola si sarebbe arrivati presto a un tavolo di pace. Sarebbe stato il caso di non tirare troppo la corda, per l'Italia (paese poco industrializzato e senza materie prime) era già la terza guerra in 10 anni e non saremmo cmq stati all'altezza del secondo conflitto mondiale anche senza le altre esperienze belliche. La fortuna aiuta gli audaci...fino a un certo punto.
Di certo c'è che io mi sarei scelto altri consiglieri e un altro Capo di S.M. (e non l'"eroe" di Caporetto)... ma questa non è la discussione per trattare questo argomento.
Fine OT
Torniamo a parlare di mitragliatrici alari e del perchè si progettarono caccia con insuficiente armamento rispetto agli avversari, grazie.
Questo messaggio è stato modificato da Hicks: 12 marzo 2009 - 16:11
#9
Scritto il 27 marzo 2009 - 04:53
Per quanto riguarda le pezze al culo, erano finite anche quelle (le pezze).
#10
Scritto il 27 marzo 2009 - 15:02
Il ragionamento poteva essere: meglio essere più leggeri perchè tanto le due armi in più davano pochissimo contributo quando si era in vantaggio rispetto al nemico (attacco) e, per contro, mettevano in serio pericolo durante le manovre evasive quando si era in svantaggio (difesa).
Quindi, alla fine, un doppio handicap per i nostri.
#11
Scritto il 01 aprile 2009 - 03:18
c'è una spiegazione valida per il fatto che nel 1940 tutte le grandi aviazioni al mondo avevano aerei ben armati e noi andavamo in giro con due mitragliere sulla capottatura del motore?????????
è una cosa che non mi sono mai spiegato...
#12
Scritto il 15 febbraio 2010 - 19:20
I caccia italiani avevano i coefficienti di sicurezza più elevati in assoluto tra i caccia della IIa G.M., da cui la loro proverbiale robustezza e il loro altissimo costo: forse solo l'A6M aveva coefficienti di sicurezza superiori, pagati però a prezzo di altre debolezze per poter tenere il peso entro determinati limiti.
La medesima considerazione ( diminuire al massimo le sollecitazioni sulla struttura alare) portò il Bf 109 e lo Spitfire ad avere carrelli con carreggiata molto stretta che si ritraevano verso l'esterno, il che, su campi erbosi, non era il massimo....
Con le armi alari si avevano inoltre altri problemi, come il congelamento del grasso di lubrificazione alle alte quote, il che portava a dover necessariamente avere sistemi di riscaldamento, oltre ai sistemi pneumatici di riarmo degli otturatori: i notevoli problemi connessi con l’installazione dei cannoni alari nello Spitfire ne sono un esempio.
I tedeschi e i francesi, studiarono motori, come il DB 601 e L’Hispano Suiza Y12 dove era possibile installare un cannone da 20 mm tra i banchi dei cilindri, proprio per disporre di un’arma potente ( anche se con pochi colpi) “che non soffrisse il freddo...” e non desse sollecitazioni sulla struttura alare.
Con il miglioramento delle conoscenze tecniche, dovute anche all’impiego bellico, fu possibile migliorare le strutture alari dei caccia italiani in maniera da potervi installare anche armi da 20 mm.
Un’interessante pagina in proposito, tratta da “La Coda di Minosse”, di Felice Trojani, Ed. Mursia, Milano, 1964:
#13
Scritto il 19 febbraio 2010 - 11:08
In effetti l'AUT 18 fu un progetto "inusuale" per via dell'armamento del periodo, purtroppo sulla sua strada trovò molti ostacoli non solo tecnici che ne ritardarono i l'entrata in scena.
Bisogna anche ammettere anche altri come Castoldi, come riporta MC72 sul Programma R, riservò lo spazio nell'ala per l'eventuale aggiunta delle mitragliatrici alari ma oltre ai problemi da te citati vi era anche la scarsa potenza dei propulsori che impedì per molto tempo la loro comparsa sui velivoli Macchi di serie.
#14
Scritto il 20 febbraio 2010 - 20:11
#15
Scritto il 20 febbraio 2010 - 22:11
cap.med.cpl., su Feb 20 2010, 08:11 PM, ha detto:
Il mio Professore di Scienza delle Costruzioni mi perdonerà ( da lassù......) per le inevitabili grossolane semplificazioni.....
Il coefficiente di sicurezza rappresenta il numero di volte cui devi aumentare i carichi per ottenere la rottura.
cioé, nel caso aeronautico
Un aereo sta volando ad una velocità uniforme: in questo caso le sue ali creano una portanza che “sopporta” esattamente il suo peso.
Quando l’aereo compie una manovra, l’accelerazione provoca un aumento di carico sulle ali, che quindi devono sopportare sollecitazioni maggiori. Il fattore di carico per gli aerei si misura in “g”, pari 1 g = 9,81 m/sec al quadrato: dire che un aereo sopporta 12 g è quindi come dire, semplificando brutalmente, che per rompere le ali occorre caricarlo con un carico distribuito sulle ali pari a 12 volte il suo peso.
Un coefficiente di sicurezza basso vuol dire materiale costruttivo dell’aereo sfruttato quasi al limite della rottura e quindi significa leggerezza ma poca robustezza: un coefficiente di sicurezza elevato significa viceversa che il materiale ha ampie riserve di resistenza ma che la struttura sarà pesante. Il progettista “artista”, come fu R.J. Mitchell, è quello che sa combinare le due cose nel modo più armonico.
L'A.U.T. 18 non fu un grande aereo proprio perché, come afferma il suo Progettista qualche pagina dopo, il suo coefficiente di sicurezza era troppo elevato.
Veniamo allo Zero.
Quest’ultimo aveva un sistema costruttivo del tutto peculiare: a differenza di tutti i caccia contemporanei, che erano costruiti assemblando pezzi costruiti separatamente (fusoliera, ali, piani di quota..) e giuntati insieme, con notevole aumento di peso, lo Zero era costruito come un “tutto” unico, o meglio in due parti, il gruppo fusoliera-ali e il gruppo piani di quota-direzionale, assemblati tra loro con una corona di 80 bulloncini.
Eliminando radicalmente le giunzioni più sollecitate, Horikoshi ottenne con un risparmio di peso notevolissimo, una struttura resistentissima alle manovre più violente con un coefficiente di sicurezza ben al di sopra delle possibilità fisiche dei piloti che ci volavano sopra.
Naturalmente, poiché la progettazione di un aereo è sempre il frutto di un compromesso, lo Zero risultava di costruzione complessa, anche se i Giapponesi, essendo ......Giapponesi, fecero miracoli, ma il suo maggior difetto era che, sempre per contenere il peso, non aveva nessuna corazzatura per il pilota e i serbatoi non erano protetti. Qualche 0.50 incendiaria ben piazzata e lo Zero diventava una torcia........
Mi scuso ancora per le brutali semplificazioni.......
Questo messaggio è stato modificato da Antonello: 20 febbraio 2010 - 22:26
#16
Scritto il 23 febbraio 2010 - 20:58
#17
Scritto il 27 febbraio 2010 - 10:32
cap.med.cpl., su Feb 23 2010, 08:58 PM, ha detto:
Un guscio d'uovo sopporta forti carichi se questi sono uniformemente distribuiti, nessuno se il carico è concentrato....
Certamente: lo Zero sopportava le manovre più violente da parte da parte dei suoi addestratissimi piloti, ma si sfasciava sotto l'impatto dei proiettili "come se fosse stato fatto di carta di riso" ha scritto qualcuno, Pierre Clostermann, mi pare.
Questo messaggio è stato modificato da Antonello: 27 febbraio 2010 - 10:33
#18
Scritto il 27 febbraio 2010 - 18:18
#19
Scritto il 27 febbraio 2010 - 21:01
Ovviamente tutto questo ha valore finchè la struttura rimane integra. L’impatto di numerosi proiettili non è contemplato. Nel caso dello Zero poi, anche sforzi di manovra prolungati tendevano a ridurre lentamente il carico massimo teorico sopportabile. E’ vero che lo Zero aveva, come molti aerei giapponesi, la sgradevole tendenza ad infiammarsi. E’ vero anche (lo si può leggere nel libro “Samurai!” di Saburo Sakai) che moltissimi Zero rientravano alla base benché danneggiati. Ci si dimentica infine che le corazzature, i serbatoi autostagnanti, il blindovetro erano tutt’altro che diffusi ad inizio guerra e che elevatissime velocità in picchiata (anche oltre 800 km/) sono state raggiunte solo in un secondo tempo dai vari Tempest, P-47, P-51 e così via. La possibilità di perdere le ali o la coda in caso di sforzi eccessivi accomunava lo Zero a due altri velivoli su cui nessuno ha mai osato dire nulla: lo Spitfire I/II ed il Me-109E. Semplicemente ci si aspettava che il pilota fosse in grado di “capire” fino a che punto “tirare” l’aereo. Era fin troppo facile iniziare una picchiata ad alta quota e superare la velocità massima consentita, obbligando il pilota ad una “ripresa” impossibile o a superare il limite strutturale…
#20
Scritto il 02 marzo 2010 - 18:16
Nel caso appunto dello Zero i valori di +7,5 g e – 3,5 g sono quelli di progetto e corrispondono, grosso modo, alle capacità fisiche di un pilota particolarmente ben addestrato (valori superiori provocherebbero lesioni permanenti) e sono valori che possono essere sopportati anche in maniera sistematica dalle strutture.
Ovviamente il carico di rottura, cioè quello che provoca la distruzione dell’aereo, è sempre maggiore e, per lo Zero, era situabile attorno a 12,5 g.
Faccio un altro esempio.
Lo scafo resistente dei sommergibili tedeschi che iniziarono la IIa G.M. era collaudato ad una profondità di “soli” 90 m., che veniva regolarmente superata, e di molto, in guerra: alcuni Comandanti affermarono di essere scesi ad oltre 250 m, mentre quelli che scesero di più non tornarono a raccontarlo......

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