
L’aereo in collaudo oggi è l'A.01 il primo prototipo del Tornado ADV. E piuttosto diverso da un esemplare di produzione standard sotto molti aspetti, sebbene aerodinamicamente sia molto simile. La principale differenza esterna consiste nell ‘ingrossamento alla base della deriva, in cui è alloggiato un grande paracadute antivite. Nel caso che, durante le prove di volo, l’aereo entri in vite e le manovre di recupero non abbiano effetto, si estrae il paracadute, che, spiegandosi, provoca l’immediato abbassamento del muso dell’aereo, con conseguente riduzione dell’incidenza e uscita dalla vite.
“All’interno, la principale differenza è costituita dall’aggiunta di una turbinetta ausiliaria di emergenza, che viene azionata da una grossa pompa a idrazina. Questa fornisce energia idraulica ed elettrica per far funzionare i comandi di volo nell’eventualità dello spegnimento di entrambi i motori durante una vite. Come ulteriore riserva di sicurezza, vi è una pompa elettro-idraulica azionata da una batteria.
“Il briefing o riunione pre-volo ha visto intorno allo stesso tavolo tutti coloro che hanno voce in capitolo sulle prove, e cioè gli ingegneri e i tecnici che hanno compilato la richiesta delle prove specifiche, il responsabile della gestione del velivolo, due tecnici di aerodinamica e cinque delle prove di volo, tre esperti delle analisi delle qualità di volo e due in motori e impianti di bordo. C’è anche il pilota di sicurezza della sala rilevamento dati. “L’ingegnere che ha in carico l’aereo illustra il programma del volo di prova, evidenziando in dettaglio tutte le voci previste. Per ciascuna di esse, i tecnici della qualità di volo e di aerodinamica forniscono le loro previsioni su ciò che dovrebbe accadere. In questo volo dovremmo studiare la maneggevolezza dell’aeroplano alle alte incidenze, ma non sono previsti né stalli né viti: il sistema automatico di armonizzazione dei comandi dovrebbe essere in grado di accettare qualunque sollecitazione; comunque, ripassiamo accortamente tutto ciò che si deve fare in caso di stallo, comprese le operazioni di recupero, la risposta dei motori e tutto il resto. “Completati i controlli esterni, salgo a bordo e, per prima cosa, accendo l’impianto di telemetria e la radio. Il pilota di sicurezza e il suo team di rilevamento dati controllano con me il funzionamento dei collegamenti radio (il loro nominativo radio è ‘Boffin’), dopodiché facciamo una serie di controlli della strumentazione di rilevamento confrontando i dati rilevati a terra con quelli rilevati a bordo. Questi controlli durano alcuni minuti. “L’aereo è equipaggiato con quattro missili Sky Flash e quattro Sidewinder con due serbatoi ausiliari sub-alari da 2250 litri ciascuno, anche se questi ultimi resteranno vuoti in questo volo. Allineati sulla pista, tiriamo i freni al massimo, in modo da controllare che essi funzionino a dovere. La velocità di decollo varia un po’ a seconda del peso dell’aereo, della configurazione e della temperatura.
“Per il peso che avrà oggi, 24 tonnellate circa, con i serbatoi piccoli, farò la rotazione a 315 km/h. L’accelerazione sarà di circa 13 km/h per secondo: così, se tutto va bene, ci staccheremo a circa 340 km/h. Con questo peso, la velocità di decisione è 230 km/h, il che significa che, se uno dei due motori viene a mancare al di sopra di questa velocità, possiamo proseguire il decollo e la salita con un motore solo.
“All’altro estremo delle eventualità da tenere in considerazione vi è ciò che si deve fare in caso di decollo abortito. La massima velocità per fermarsi, qui, è 260 km/h. Ciò dipende dalla lunghezza della pista e dal sistema di arresto d’emergenza. Si calcola anche la massima velocità di frenata in emergenza, che è la massima velocità alla quale si può far conto sulla potenza dei freni, ossia la massima velocità alla quale si può arrestare l’aereo senza bruciarli. In questo caso, essendo installato il paracadute anti-vite, non si possono utilizzare gli inversori di spinta, che aiutano moltissimo a decelerare l’aeroplano fino al completo arresto. La nostra velocità limite è dunque molto più bassa del normale.
“Durante tutta la missione di volo, saremo sotto il controllo dell’impianto di telemetria. È un impianto utilissimo, installato fin dai primi tempi del programma Tornado, agli inizi degli anni Settanta, ed è stato utilizzato soprattutto nei collaudi più delicati: prove strutturali, comportamento alle alte incidenze, voli ad alta velocità e a bassissima quota, prove di regime critico dei motori e cose di questo genere.
“Gli strumenti installati a bordo trasmettono centinaia di parametri alla stazione a terra, dove i tecnici possono seguire in tempo reale il comportamento dell’aeroplano e confermare che i risultati delle prove rientrino nel campo di previsione. Quando si tratta di prove strutturali e di espandere l’inviluppo delle velocità nelle prove di vibrazione (flutter), si deve lavorare in modo progressivo. Si arriva alla velocità limite di progetto con piccoli incrementi di circa 40- 45 km/h. Una volta, era necessario atterrare dopo ogni incremento di velocità, in modo che i tecnici potessero analizzare i dati; ciò avrebbe comportato anche 10 voli per poter espandere l’inviluppo di volo di una quantità apprezzabile, ma ora lo si può fare con un volo solo.
“Mentre saliamo verso la zona dove si effettuano le prove di vite, compio un’altra serie di controlli per accertarmi che ‘Boffin’ riceva correttamente i dati tramite l’impianto di telemetria. “Facciamo le prove di vite al di sopra di una zona deserta dei Monti Pennini; così, nel caso non si riesca a rimettere l’aereo dalla vite, in seguito si potranno ritrovarne i pezzi, sempre che prima si sia riusciti ad abbandonarlo.
“Raffrontate con quelle del modello IDS, le caratteristiche dell’ADV, sulla carta, non le superano di molto; comunque. ci si accorge subito di essere su un altro aeroplano per molti aspetti. Per esempio, è molto più scattante: si sente subito che ha una spinta maggiore da come accelera e sale. E poi porta a bordo una quantità di combustibile molto maggiore. L’F.Mk 3 ha il motore Mk 104 con i tubi di scarico allungati. L’A.02, il secondo prototipo, è quello sul quale abbiamo cominciato le prove con questi nuovi scarichi allungati. I suoi motori erano dei 103 D, e cioè dei motori Mk 103 di produzione con i nuovi tubi di scarico, che, per quanto riguarda le prestazioni, sono del tutto identici agli Mk 104.
“La sezione posteriore di fusoliera delI’A.02 è stata allungata con parti fabbricate in legno. Abbiamo persino consultato uno specialista per prevenire i tarli! Si tratta di parti non strutturali, e cioè di parti che servono solo per riempire i vuoti. L’allungamento rende l’aereo più lungo e più snello, migliorando le qualità di l’inezza aerodinamica della versione ADV. E mia opinione personale che ci sia una notevole differenza fra l’F.Mk 3 e il vecchio F.Mk 2, proprio per la riduzione di resistenza aerodinamica, così come c’era stata per lo stesso motivo una sensibile differenza tra la versione IDS e la F.Mk 2. Anche se il Tornado ADV ha una struttura più pesante, le sue prestazioni di accelerazione sono migliori. Inoltre I’ADV è molto più maneggevole da pilotare sotto forti accelerazioni, che è poi ciò che si richiede da un caccia. “La maggior parte del lavoro di sviluppo della versione ADV riguarda le parti aggiuntive, i sistemi d’arma, l’impianto missilistico, i radar e i programmi computerizzati di prove di tiro con i missili e con il cannone.
“Una delle configurazioni possibili destinate all’esportazione è un ADV multiruolo, basato sulla cellula dell’ADV, di cui mantiene l’intera capacità di difesa aerea, ma a cui aggiunge quanto occorre per una buona capacità nel ruolo di attacco al suolo. Scegliendo accuratamente e integrando l’avionica, si può fare molto, persino utilizzando sistemi di navigazione con riferimento al suolo, oppure sistemi all’infrarosso, come il ‘FLIR’. La configurazione prevede lutti i piloni standard della versione IDS, con l’eccezione di quelli sotto il centro della fusoliera; perciò, teoricamente, tutto ciò che si può attaccare sotto a un Tornado IDS lo si può attaccare a un ADV, compresi i contenitori JP233. Per dimostrare ciò che si poteva fare, abbiamo volato con otto bombe Mk 82 da 450 kg e con due missili anti-nave Kormoran.
Questo messaggio è stato modificato da Blue Sky: 02 marzo 2009 - 23:12

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