Impiego Operativo Cap.1°
Nella primavera del 1937 sono approntati due esemplari speciali (BR.20A) per affrontare voli su grandi distanze. Il muso dell’aereo è completamente ridisegnato, abolito l’armamento e la lunga gondola ventrale, mentre i serbatoi per il carburante sono portati da sei a dieci, colla possibilità di contenere 7.700 litri in luogo degli originali 3.620. La velocità massima si mantiene nell’ordine dei 435 km/h. Il 20 agosto 1937, la tratta Istres-Damasco (2.921 km.) è percorsa dal BR.20A I-ROBO, pilotato da Rolandi e Bonini, a 399 km/h. di media: si piazza così al 6° posto, mentre il 7° è appannaggio del BR.20A I-GAQU di Gaeta e Questa, con media di 382 km/h. La tratta Damasco-Parigi è interrotta da entrambi i velivoli per noie ai motori. Mentre l’I-ROBO atterra a Ronchi dei Legionari, l’I-GAQU compie un atterraggio di fortuna sulla Punta Sabbioni, dinanzi a Venezia.
Nel giugno 1937 il primo BR.20 è trasferito in Libia ed assegnato al 14° stormo, sull’aeroporto di Benina (Cirenaica): a questo ciclo di valutazione in ambiente africano, partecipano altri due esemplari, poco dopo assegnati al 13° stormo di Castel Benito (Tripolitania). Contemporaneamente ha luogo il trasferimento di alcuni BR.20 per « nota destinazione »: questa dicitura, nei documenti ufficiali dell’epoca, riguarda i velivoli della Regia Aeronautica che affluiscono in Spagna, nell’ambito di quel ciclo operativo. La prassi è la solita, trasferimento alle Baleari indi volo alla base operativa in territorio metropolitano spagnolo. Sei BR.20 giungono sull'aeroporto di Tablada (Siviglia) ove il primo di loro dà una clamorosa seppur involontaria prova di robustezza. Per una piantata di motore nella fase critica di atterraggio, l’aereo arriva corto e falcia le chiome di un aranceto ai confini dell’aeroporto. Nonostante gli ostacoli, l’aereo riesce ad entrare in campo ed a terminar la corsa regolarmente: tutto il danno si è limitato a vistose ammaccature sul bordo d’entrata alare. Il 4 settembre 1937 i BR.20 si portano sull’aeroporto di Soria, per operare nella regione del fiume Ebro, quì la squadriglia del cap. Nello Brambilla, si affianca ai Breda Ba.65 del cap. Duilio Fanali. Le due squadriglie (230a e 231a) costituiscono il 35° gruppo autonomo da bombardamento veloce, comandato dal ten. col. Sergio Lalatta. Già a Tablada, per portare da 12 a 60 le bombe di 12 kg. trasportabili dal BR.20, Lalatta e Brambilla hanno fatto realizzare speciali tramogge, contenenti ognuna 5 ordigni. Il 26 novembre, il reparto si trasferisce a Tudela da dove i BR.20 entrano in piena attività operativa: comincia un velivolo per la missione del 28 novembre, tutti e sei gli aerei per quella effettuata il 5 dicembre. Nella prima decade del gennaio 1938 i BR.20 prendono parte alle massicce azioni a sostegno dei difensori di Teruel. Dopo la caduta di questo centro, le operazioni sul settore continuano intense nonostante il perdurare di condizioni meteorologiche avverse nelle quali peraltro i velivoli dimostrano grandi doti di stabilità. Le missioni sono generalmente compiute da medie quote, ove la caccia nemica risulta meno veloce di questi bimotori e l’unico pericolo è la contraerea, solitamente ben manovrata. La prima perdita di un BR.20 è comunque dovuta ad una collisione a terra, sull’aeroporto di Tudela. Fino al maggio 1938, nei primi nove mesi d’impiego, questi aerei hanno effettuato 267 azioni con 2.052 ore di volo e lo sgancio di circa 580 tonnellate di bombe e spezzoni. Dal maggio, i BR.20 partecipano alle prime avvisaglie di quella che è chiamata « battaglia dell’Ebro ». Il 4 giugno, essi si trasferiscono a Puig Moreno, ove il 19 luglio sono raggiunti da altri 7 velivoli provenienti dall’Italia e già del 7° stormo. Si può costituire una seconda squadriglia ed il 21 luglio 10 BR.20 sono in azione su Segorbe e Vivér (Valenza). Il 25 luglio la missione è molto più a nord, sul fiume Ebro, ed ha per obiettivo i ponti di Flix. Un colpo di contraerea da 75 mm. colpisce gravemente il velivolo del cap. Lamberto Fruttini, uccidendo il serg. magg. motorista Ceruti. Fruttini ordina ad altri quattro componenti l’equipaggio di lanciarsi e tenta il rientro aiutato dal maresc. pil. Arnaldo Moro, rimasto volontariamente al suo fianco. Purtroppo il tentativo di questi due valorosi piloti finisce tragicamente. Il 6 agosto,
i BR.20 sono di nuovo alle prese con i ponti dell’Ebro: vi lanciano 60 bombe da 100 kg. per ritornarvi ancora il 7 ed il 12 agosto. Specialmente le « passerelle » sono di difficile identificazione e... di facile ripristino qualora non ne vengano esattamente colpiti gli elementi portanti, cioè i pochi piloni metallici di sostegno. Il 4 settembre, i BR.20 agiscono con molta efficacia sul sistema difensivo della Venta de los Campesinos, centrandovi un deposito di munizioni. Il comando del Gruppo è intanto assunto (20 settembre 1938) dal ten. col. Ugo Rampelli. Il 30 dicembre, i BR.20 sono chiamati ad un intervento che richiede la massima precisione. Puntando verso Barcellona, le truppe falangiste si sono trovate a ridosso di una ottima divisione rossa, la « Lister », che da quote dominanti, con armi automatiche e carri armati, ha buone possibilità per una energica controffensiva. Si tratta di effettuare tiri da 4.500 metri di quota, ponendo particolare attenzione ai due schieramenti che talora si fronteggiano a meno di 500 metri di distanza. L’attacco effettuato con 200 bombe da 50 kg., risolve questa delicata situazione operativa. Occupata Barcellona il 26 gennaio 1939, i BR.20 passano ad agire sui porto di Valencia. Durante un volo di prova a Puig Moreno, l’11 marzo va perduto un altro BR.20. Venti giorni dopo, con gli ultimi combattimenti per la conquista di Madrid, finisce questa terribile guerra civile. Durante i preparativi per la grande azione aerea a conseguimento della vittoria, si ha il già ricordato incidente di decollo all’SM.81 che porta alcuni Comandanti dell’Aviazione Legionana: vi muore il ten. col. Imperi che dal 31 gennaio 1939 è succeduto a Rampelli nel comando del 350 gruppo. Sull’aeroporto di Madrid-Barajas (12 maggio) sono schierati nove BR.20 che, poco dopo, al rientro del Personale in Italia, sono lasciati agli spagnoli. Vere e proprie esportazioni all’estero sono invece rappresentate da un unico velivolo acquistato nel 1938 dal Venezuela e dagli 85 esemplari venduti all’aviazione giapponese. In pratica quasi tutta la produzione del 1938 raggiunge il Giappone. I BR.20 sono impiegati operativamente in Cina, ove dal luglio 1937 all’agosto 1945 i nipponici affrontano una guerra estenuante, con grandiose conquiste territoriali, rese vane dall’immensità del territorio nemico che rimane ancora davanti. L’impiego da parte della Regia Aeronautica conferma la piena validità dell’aereo. Anche piloti con poche centinaia di ore di volo non vi trovano particolari difficoltà addestrative. L’aeroporto di Lonate Pozzolo ospita vecchi e nuovi reparti di BR.20 mentre si dà il via ad una intensa attività di volo notturno: partendo da Lonate, gli aerei si portano verso i punti più lontani della Penisola, rientrando quindi alla base lombarda. I maggiori inconvenienti sono dati dalle unità motrici, di buona potenza ma di funzionamento precario. Trattandosi di un bimotore la piantata negli assetti critici di decollo o di atterraggio, è anche qui estremamente pericolosa. Altro grave problema dei primi esemplari di serie è quello delle violente vibrazioni trasmesse dai motori alla cellula, col cedimento delle rivettature. L’inconveniente è risolto adottando nuovi schemi di chiodatura, non più ad andamento rettilineo.
Anche l’ala subisce delle modifiche per assorbire meglio le sollecitazioni dei motori ed ovviare ad alcuni fenomeni vibratori delle estremità riscontrati in condizioni meteorologiche fortemente avverse. Si riscontrano anche frequenti inefficienze nei meccanismi che consentono il brandeggio dell’armamento difensivo. Tutto quello che può esser fatto per migliorare la situazione trova applicazione nella versione
so « M », caratterizzata da un nuovo disegno del muso, più avviato di linee e con più estesi pannelli vetrati; questa versione è più lunga del tipo originale. Rimane irrisolto il problema delle unità motrici. Nella fase addestrativa precedente il conflitto, il 6 dicembre 1939 avviene un terribile incidente vicino Lucca. Nove BR.20 si stanno trasferendo ad alta quota da Lonate Pozzolo a Comiso (Ragusa). Nell’attraversare l’Appennino, la formazione si imbatte nel maltempo. Mentre i primi sei aerei riescono a passare, gli ultimi tre, di poco attardati, hanno gravi formazioni di ghiaccio che li fanno precipitare come sassi. Gli aerei si disintegrano su una zona vastissima di territorio tanto che è quasi vana la ricerca dei resti degli sfortunati equipaggi. All’inizio del 1939, sull’esperienza del precedente BR.20A, viene realizzato il BR.20L. Si tratta di un esemplare unico, allestito per un volo-primato da Roma a Addis Abeba. Dietro al record, vi è comunque l’intento di studiare i voli senza scalo tra l’Italia e l’Africa Orientale Italiana. Rispetto al predecessore, il BR. 20L « Santo Francesco » presenta muso allungato, carburante ridotto a 5.000 litri, peso massimo al decollo di 11.080 kg. (in luogo di kg. 12.795): la velocità massima è ora di 445 km/h. e si può dire che tutto sia calcolato per realizzare la media migliore sui 4.500 km. costituenti il percorso. Il bellissimo volo da Guidonia a Addis Abeba, è compiuto il 6 marzo 1939 da Maner Lualdi, Mazzocchi, Valenti e Pinna, ad una media di 404 km/h. Al 10 giugno 1940, i BR.20 sono in dotazione al 43° stormo (Cameri), al 7° stormo (4° gruppo a Lonate Pozzolo, 25° gruppo a Ghemme), al 13° (11° gruppo a Piacenza, 43° a Cascina Vaga), al 18° stormo (Aviano): sono 172 aerei a cui si aggiungono altri 47 dei Magazzini Territoriali o presso la Ditta costruttrice.
Al momento dell’inizio per l’Italia della seconda guerra mondiale, la Regia Aeronautica disponeva di 129 BR.20, 80 dei quali in efficienza, tutti assegnati alla 4a Divisione Aerea «Drago» della 1a Squadra Aerea, articolata sul 7° Stormo BT (40 Gruppo a Lonate Pozzolo,Varese-Malpensa) ed il 25° Gruppo a Ghemme (detto anche Campo di manovra N. 16, aeroporto diversionale di Novara), sul 13° Stormo BT (11° Gruppo a Piacenza-S. Damiano e 43° Gruppo sui Campo di manovra N. 15 a Cascina Vaga, Pavia) e sui 43° Stormo BT (98° Gruppo a Cameri, aeroporto di Novara, e 99° Gruppo sullo stesso aeroporto). Spettò proprio ad un BR.20M della 8 Sq. (25°Gr, 7° St.) iniziare l’attività aerea, con una missione di ricognizione fotografica sulla base di Tolone, abortita per le cattive condizioni meteo e riuscita invece, successivamente, ad un aereo dei 43° St. Già il 12 giugno un BR.20M della 4 Sq. (4° Gr., 7° ST.), sempre in missione fotografica, fu colpito duramente da 12 caccia francesi ma riuscì ugualmente a rientrare in Italia, rimanendo semidistrutto in un atterraggio di fortuna nel bergamasco.
In questi BR.20M della 240a squadriglia (98° gruppo, 43° stormo) è
visibile la nuova configurazione della sezione anteriore.
Il BR. 20L « Santo Francesco »
Il BR.20 bis nella configurazione con torretta dorsale Breda V
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