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| Guest Message by DevFuse | |
Aer.Macchi C.200 "Saetta" "Il Monoplano interpretato da Castoldi"
#23
Scritto il 26 gennaio 2009 - 21:04
Da segnalare questo splendido N°7 Dicembre 2007 della Rivista Aermacchi World in Formato PDF da scaricare e leggere comodamente, il suddetto numero contiene degli ottimi resoconti operativi sul Macchi C.200
Aermacchi World
BUONA LETTURA!
Aermacchi World
BUONA LETTURA!
#24
Scritto il 26 gennaio 2009 - 21:18
L'aereo in se stesso, non mi entusiasma più di tanto ma il post, è semplicemente.....notevole!! Chiunque sia interessato al Macchi C.200 può tranquillamente fare a meno di "perdere tempo" altrove.....
!!
#25
Scritto il 28 gennaio 2009 - 23:26
Non so se è stato gia chiesto, ma qual era la motivazione che spinse all'adozione, in alcune versioni, dell'abitacolo aperto (questo vale anche per il G50)? Su un libro avevo letto che i piloti italiani preferivano questa soluzione, rispetto a quello chiuso, mi sembra strano...
#26
Scritto il 28 gennaio 2009 - 23:45
Alcune risposte alla tua domanda le puoi trovare nel seguente spunto tratto dal Topic!
Quota
Oltre che agli inevitabili appunti di dettaglio al prototipo, i piloti furono in genere critici nei confronti della cabina chiusa con la parte centrale scorrevole all’indietro, tipica del G. 50 e del C. 200. La diffidenza dei piloti trovava giustificazione in una certa difficoltà di azionamento per gli attriti sulle rotaie di scorrimento e alla presunta pericolosità in caso di abbandono del velivolo con il paracadute.
L’industria nazionale inoltre non era ancora in grado di produrre un materiale trasparente decente da cui derivava un rapido peggioramento della visibilità. Mentre gli inconvenienti architettonici e strutturali sarebbero stati facilmente rimediabili, l'avversità nei confronti della cabina chiusa derivava da una incallita tradizione della filosofia dell’acrobazia collettiva che voleva formazioni strettissime in cui i piloti si parlavano a segni e che in effetti nascondeva una ben più grave lacuna, quella della mancanza di un efficiente apparato radio che afflisse gli aeroplani italiani per quasi tutto il conflitto. Se la guerra spagnola stava insegnando che le nuove tattiche di combattimento richiedevano formazioni ridotte di due o tre aerei, strettamente integrate già nella fase addestrativa e che volavano a distanza di almeno 150-300 metri tra loro, si vede come la comunicazione ‘a segni’ e le formazioni strette avevano fatto il loro tempo.
L’industria nazionale inoltre non era ancora in grado di produrre un materiale trasparente decente da cui derivava un rapido peggioramento della visibilità. Mentre gli inconvenienti architettonici e strutturali sarebbero stati facilmente rimediabili, l'avversità nei confronti della cabina chiusa derivava da una incallita tradizione della filosofia dell’acrobazia collettiva che voleva formazioni strettissime in cui i piloti si parlavano a segni e che in effetti nascondeva una ben più grave lacuna, quella della mancanza di un efficiente apparato radio che afflisse gli aeroplani italiani per quasi tutto il conflitto. Se la guerra spagnola stava insegnando che le nuove tattiche di combattimento richiedevano formazioni ridotte di due o tre aerei, strettamente integrate già nella fase addestrativa e che volavano a distanza di almeno 150-300 metri tra loro, si vede come la comunicazione ‘a segni’ e le formazioni strette avevano fatto il loro tempo.
#28
Scritto il 31 gennaio 2009 - 03:21
Impressionante lavoro di Blue sul MC-200, interessantissimi i dettagli della genesi dalla guerra civile spagnola in poi; Solo son sopravissuti due esemplari conservati uno dello stormo dello "Spauracchio" a Vigna di Valle e l'altro il "5 rosso" dell' Asso di bastoni a Wright Patterson, ambedue restaurati certosinamente e dei quali ho avuto l'opportunita di vederli da vicino.
Il Mc.200 di Vigna di Valle con la livrea del freddo fronte orientale russo e il Mc.200 di Wright Patterson, catturato dagli americani in Africa e appunto nella sua livre del calido fronte africano, un po' a prova degli estremi ambienti in cui si é trovato a combattere col nemico e con il clima.
Certamente stare fronte a un originale in questi musei e tutta una senzazione particolare, per esempio l'esemplare in Wright Patterson nell'enorme salone-hangar dedicato alla Seconda Guerra Mondiale é l'único caccia italiano presente, assieme a Messerchmits, B-17, B-24, Mustangs, Focke Wulf e tanti altri in tutto il loro splendore e in una splendida atmosfera e illuminazione Retro.

Saluti
Il Mc.200 di Vigna di Valle con la livrea del freddo fronte orientale russo e il Mc.200 di Wright Patterson, catturato dagli americani in Africa e appunto nella sua livre del calido fronte africano, un po' a prova degli estremi ambienti in cui si é trovato a combattere col nemico e con il clima.
Certamente stare fronte a un originale in questi musei e tutta una senzazione particolare, per esempio l'esemplare in Wright Patterson nell'enorme salone-hangar dedicato alla Seconda Guerra Mondiale é l'único caccia italiano presente, assieme a Messerchmits, B-17, B-24, Mustangs, Focke Wulf e tanti altri in tutto il loro splendore e in una splendida atmosfera e illuminazione Retro.

Saluti
Questo messaggio è stato modificato da MC72: 31 gennaio 2009 - 03:47
#29
Scritto il 31 gennaio 2009 - 11:53
Quota
Alcune risposte alla tua domanda le puoi trovare nel seguente spunto tratto dal Topic!
CITAZIONE
Oltre che agli inevitabili appunti di dettaglio al prototipo, i piloti furono in genere critici nei confronti della cabina chiusa con la parte centrale scorrevole all’indietro, tipica del G. 50 e del C. 200. La diffidenza dei piloti trovava giustificazione in una certa difficoltà di azionamento per gli attriti sulle rotaie di scorrimento e alla presunta pericolosità in caso di abbandono del velivolo con il paracadute.
L’industria nazionale inoltre non era ancora in grado di produrre un materiale trasparente decente da cui derivava un rapido peggioramento della visibilità. Mentre gli inconvenienti architettonici e strutturali sarebbero stati facilmente rimediabili, l'avversità nei confronti della cabina chiusa derivava da una incallita tradizione della filosofia dell’acrobazia collettiva che voleva formazioni strettissime in cui i piloti si parlavano a segni e che in effetti nascondeva una ben più grave lacuna, quella della mancanza di un efficiente apparato radio che afflisse gli aeroplani italiani per quasi tutto il conflitto. Se la guerra spagnola stava insegnando che le nuove tattiche di combattimento richiedevano formazioni ridotte di due o tre aerei, strettamente integrate già nella fase addestrativa e che volavano a distanza di almeno 150-300 metri tra loro, si vede come la comunicazione ‘a segni’ e le formazioni strette avevano fatto il loro tempo.
CITAZIONE
Oltre che agli inevitabili appunti di dettaglio al prototipo, i piloti furono in genere critici nei confronti della cabina chiusa con la parte centrale scorrevole all’indietro, tipica del G. 50 e del C. 200. La diffidenza dei piloti trovava giustificazione in una certa difficoltà di azionamento per gli attriti sulle rotaie di scorrimento e alla presunta pericolosità in caso di abbandono del velivolo con il paracadute.
L’industria nazionale inoltre non era ancora in grado di produrre un materiale trasparente decente da cui derivava un rapido peggioramento della visibilità. Mentre gli inconvenienti architettonici e strutturali sarebbero stati facilmente rimediabili, l'avversità nei confronti della cabina chiusa derivava da una incallita tradizione della filosofia dell’acrobazia collettiva che voleva formazioni strettissime in cui i piloti si parlavano a segni e che in effetti nascondeva una ben più grave lacuna, quella della mancanza di un efficiente apparato radio che afflisse gli aeroplani italiani per quasi tutto il conflitto. Se la guerra spagnola stava insegnando che le nuove tattiche di combattimento richiedevano formazioni ridotte di due o tre aerei, strettamente integrate già nella fase addestrativa e che volavano a distanza di almeno 150-300 metri tra loro, si vede come la comunicazione ‘a segni’ e le formazioni strette avevano fatto il loro tempo.
Grazie...
#30
Scritto il 06 maggio 2010 - 17:57
Salve, sono un autore di fumetti, ho pubblicato 3 albi con la Rivista Aeronautica e in Francia.
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
Il mio blog
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
Il mio blog
#31
Scritto il 06 maggio 2010 - 22:24
paoloraffaelli, su 06 maggio 2010 - 17:57, ha detto:
Salve, sono un autore di fumetti, ho pubblicato 3 albi con la Rivista Aeronautica e in Francia.
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
Il mio blog
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
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Accidenti! Non so rispondere alla domanda, ma devo riconoscere che i tuoi disegni fumetto sono a dir poco ....spettacolari...!!! Complimentissimi!!!
Credo che tu meriti uno spazio di maggiiore risalto su questo forum!! Vivissimi complimenti!!
Facci vedere altri tuoi splendidi disegni!!
#32
Scritto il 07 maggio 2010 - 08:11
paoloraffaelli, su 06 maggio 2010 - 17:57, ha detto:
Salve, sono un autore di fumetti, ho pubblicato 3 albi con la Rivista Aeronautica e in Francia.
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
Il mio blog
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
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Nella pagina precedente puoi trovare la scheda stilata da Blue Skye dove sono riportate molte informazioni utili tra cui una frase citata in un rapporto, questa: "...congelamento delle tubazioni per l’emissione della benzina per il funzionamento a basso regime; necessità di preriscaldare i motorini di avviamento e, ben più a lungo, l’olio dei motori ..."
Utile è anche questo video dove si vedono i molti avviamenti di alcuni monoplani italiani effettuati manualmente tramite manovella che andava innestata se non erro sul lato destro:
Quello che non so è quand'è che si utilizzava il motorino e la manovella.
Questo messaggio è stato modificato da Hicks: 07 maggio 2010 - 08:14
#33
Scritto il 07 maggio 2010 - 15:34
paoloraffaelli, su 06 maggio 2010 - 17:57, ha detto:
Salve, sono un autore di fumetti, ho pubblicato 3 albi con la Rivista Aeronautica e in Francia.
Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
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Stavo cercando della documentazione relativa al Saetta, ma non riesco a sapere (mi servirebbe per una sequenza) come si accendeva il motore. Girando l'elica (ma non credo, con 850hp ti strappava le braccia...)? Usando un compressore esterno? Con un motorino di accensione?
Non riesco nemmeno a trovare filmati in cui si veda.
Grazie!
Paolo Raffaelli
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...ciao...
l'avviamento era tramite aria compressa fornita da una bombola all'interno dell'aeroplano, tramite un compressore garelli sempre interno all'aeroplano...era possibile anche usare un motocompressore esterno che veniva collegato dal lato sinistro della fusoliera....
#34
Scritto il 07 maggio 2010 - 21:14
Per l' avviamento dall' interno del velivolo, come dice franzisket, si utilizzava un compressore ad aria, immagazinata in una bombola posizionata dietro il pilota.
Per l' accensione esterna si utilizzavano compressori portatili, che collegati a quello interno accendevano il motore.
Generalmente erano dei Garelli, ma esistevano anche altre marche.
Teoricamente si potevano accendere anche a mano facendo girare l' elica, ma era un operazione faticosa, venivano impiegati almeno 2 addetti.
I motori in linea invece, potevano essere accesi anche con una manovella, posizionata davanti alla cappottina del pilota.
Nell' Re 2001, l' addetto saliva sull' ala sinistra e immetteva la chiave a manovella nell' ingranaggio, e se il motore era in "forma" con qualche giro il Daimler - Benz, scoppiettando e sputando fumo bianco dai suoi 12 collettori, partiva come una spada.....................!
Per l' accensione esterna si utilizzavano compressori portatili, che collegati a quello interno accendevano il motore.
Generalmente erano dei Garelli, ma esistevano anche altre marche.
Teoricamente si potevano accendere anche a mano facendo girare l' elica, ma era un operazione faticosa, venivano impiegati almeno 2 addetti.
I motori in linea invece, potevano essere accesi anche con una manovella, posizionata davanti alla cappottina del pilota.
Nell' Re 2001, l' addetto saliva sull' ala sinistra e immetteva la chiave a manovella nell' ingranaggio, e se il motore era in "forma" con qualche giro il Daimler - Benz, scoppiettando e sputando fumo bianco dai suoi 12 collettori, partiva come una spada.....................!
#35
Scritto il 11 agosto 2010 - 14:19
per quanto riguarda il primo uso a me risulterebbe una missione di scorta su malta già dal 23 di giugno del '40 ( e con la prima perdita).
anche il giudizio sull'armamento non penso che sia centrato, 2 mitragliarici, anche se con ridotta celerità di tiro per via della sincronizzazione, nel muso sono sempre meglio delle stesse 2 nelle ali dati i problemi indicati ("momento di inerzia lungo l’asse longitudinale") ma anche per la maggiore precisione intrinseca delle armi nel muso, fuori dalla zona di convergenza praticamente spari al bersaglio con una sola mitragliarice.
anche il giudizio sull'armamento non penso che sia centrato, 2 mitragliarici, anche se con ridotta celerità di tiro per via della sincronizzazione, nel muso sono sempre meglio delle stesse 2 nelle ali dati i problemi indicati ("momento di inerzia lungo l’asse longitudinale") ma anche per la maggiore precisione intrinseca delle armi nel muso, fuori dalla zona di convergenza praticamente spari al bersaglio con una sola mitragliarice.
#36
Scritto il 24 agosto 2010 - 13:17
Il Macchi C.200 "Saetta" un aereo molto simile al fiat g50, insomma un buon aereo anche se il migliore caccia italiano resta Il Macchi MC 205 Veltro
#37
Scritto il 24 agosto 2010 - 22:57
ciao,
interessante disquiszione sui caccia italici,che mi era sfuggita,sul miglior caccia italico,il Veltro sicuramente fu' il migliore utilizzato in buon numero,ma il Reggiane Re.2005,grazie al suo armamento e prestazioni,resta secondo me,e non solo,il migliore,peccato che arrivo' troppo tardi,era molto veloce,ben armato,anche il G55 non scherzava.
marco
interessante disquiszione sui caccia italici,che mi era sfuggita,sul miglior caccia italico,il Veltro sicuramente fu' il migliore utilizzato in buon numero,ma il Reggiane Re.2005,grazie al suo armamento e prestazioni,resta secondo me,e non solo,il migliore,peccato che arrivo' troppo tardi,era molto veloce,ben armato,anche il G55 non scherzava.
marco
#38
Scritto il 25 agosto 2010 - 08:08
Sm82, su 24 agosto 2010 - 13:17, ha detto:
Il Macchi C.200 "Saetta" un aereo molto simile al fiat g50, insomma un buon aereo anche se il migliore caccia italiano resta Il Macchi MC 205 Veltro
E' assurdo paragonare il "Saetta" ad uno dei tre caccia della c.d. "serie 5": trattasi di velivoli appartenenti a generazioni profondamente differenti !!! E' cosa da tutti risaputa e accettata, caspita !!!
#39
Scritto il 18 agosto 2011 - 12:48
Io, invece, del macchi (di tutta la serie) ho un pessimo giudizio.
Qui per le argomentazioni
Parlo male del macchi
Qui per le argomentazioni
Parlo male del macchi
#40
Scritto il 18 maggio 2012 - 19:32
quale era il difetto del cupolino scorrevole che doveva proteggere il pilota, che nelle successive versioni venne totalmente rimosso, preferendo lasciarlo allo scoperto.
a prima vista sembrerebbe un non senso.
saluti paolo
a prima vista sembrerebbe un non senso.
saluti paolo

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