Dalla rubrica "Cronaca - News" del sito "Congedati Folgore",
http://www.congedatifolgore.com/ , riporto il seguente articolo:
MARINA DI VECCHIANO (PISA) - LA BASE DEGLI ARDITI DELLA Xma MAS CADE A PEZZI
Giovedì, 13 Agosto 2009
by webmaster
IL TIRRENO del 13 Agosto 2009
Le associazioni d’Arma: fabbricato da salvare, nel comune di Vecchiano c’è un pezzo di storia. Cade a pezzi la base degli incursori. Ospitò gli eroi della Marina che utilizzarono i “maiali” contro gli inglesi
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di Pier Luigi Ara
MARINA DI VECCHIANO. Un fabbricato, carico di storia, fatiscente e abbandonato all’incuria umana e del tempo. Due lapidi commemorative mostrano una corona di alloro rinsecchita con sopra un fiocco sbiadito in cui c’è scritto “Associazione nazionale arditi incursori della Marina”.
Intorno soprattutto degrado avvilente.
Il luogo riporta tra l’altro alla memoria un vecchio film del 1953, “I sette dell’Orsa Maggiore”, in cui si narra l’impresa di alcuni incursori della Marina militare italiana, formatisi all’Accademia navale di Livorno, i quali con coraggio ed estremo sprezzo del pericolo, nel periodo infelice e tragico dell’ultima guerra, si resero protagonisti dell’epica azione contro alcune navi inglesi ancorate nel porto di Alessandria d’Egitto, utilizzando siluri a lenta corsa, più noti con il nome di “Maiali”.
I nomi dei personaggi capaci di quell’impresa che ha dell’incredibile sono entrati nei libri di storia circondati da un alone di leggenda: i capitani Teseo Tesei, Gustavo Stefanini, Elios Toschi, il medico Bruno Falcomatà, i tenenti di vascello Gino Birindelli e Alberto Franzini e poi Luigi Durand de la Penne e Giulio Centurione.
Beppe Pegolotti, nel suo libro “Uomini contro navi” racconta questo posto dove fu preparata l’impresa. Bocca di Serchio negli anni precedenti il secondo conflitto era una zona dove nessuno metteva piede se non i guardiacaccia; il bosco apparteneva ai cinghiali, ai caprioli e all’altra selvaggina.
Questo luogo era stato richiesto dalla Marina ai proprietari, duchi Salviati, appartenenti a quella nota famiglia fiorentina da cui, nel XVI secolo uscì Maria Salviati, sposa di Giovanni Delle Bande Nere e madre del granduca Cosimo I De Medici. I proprietari furono assai comprensivi e non si intromisero mai nelle faccende dei loro ospiti. Anzi li aiutavano ad ogni evenienza. Il segreto sull’esistenza del gruppo o meglio sulla sua attività fu mantenuto rigorosamente anche dai loro dipendenti.
Scrive Pegolotti: «A Bocca di Serchio non c’è un paese, nemmeno un villaggio. Una pace immensa sovrasta le cose e gli uomini. La pineta, il bosco, la riserva di caccia, le acque del fiume che si confondono con quella del mare, l’arenile ancora selvaggio. Di qui partirono i “Siluri Umani”. Una radura si apre e spazieggia, alla fine del tunnel di chiome verdi. Ci sono pagliai, prima una casa sulla sinistra, una piccola di fronte, un fabbricato basso sulla destra. C’è tutta una vita da rievocare».
E poi: «Il Serchio è largo 80 metri nel suo ultimo tratto tra gli argini. Due bettoline sostavano sulla riva destra, a mezzo miglio dalla foce vera e propria, seminascoste da ciuffi di canne. Quello era il nascondiglio dei “Maiali”».
Attorno a questo luogo e a quella casa si sta ancora combattendo una battaglia da anni. Senza o pochi risultati.
Il 13 novembre scorso la Sovrintendenza per i beni culturali di Pisa ha comunicato al sindaco di Vecchiano, Rodolfo Pardini, il decreto del direttore generale per i beni culturali e paesaggistici facendo sapere che c’è il vincolo storico artistico alla palazzina “Arditi incursori” della Marina Militare. Il vincolo perché «d’interesse particolarmente importante», commenta Antonio Brustenga, presidente dell’associazione nazionale Arditi Incursori: «Sembrava una mezza vittoria, è stata viceversa una mezza sconfitta.
La casetta sta crollando senza che nessuno si interessi del suo stato. È in programma un incontro con il sindaco e ci sarà un colloquio con uno dei proprietari, il duca Centurione, che poi è anche il figlio di uno dei primi operatori che sostarono in quella casetta».
Almeno minimi lavori strutturali s’impongono per salvare la struttura. Altrimenti tutto finirà sotto un cumulo di macerie. Le associazioni d’Arma come quella dei paracadutisti, attraverso il generale Francesco Bruni, sono in prima linea affinché non venga perduto questa preziosa testimonianza di storia, e non solo.
Infine, commenta laconicamente il generale Bruni: «Il mondo intero ci guarda, incredulo».
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